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EducazioneUnità - Education for Unity

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BERGAMO - Facoltà di Scienze della Formazione

Norma MARCHESI    (2013)

Relatore: Chiar.mo Prof. Ivo Lizzola  -    Correlatore: Chiar.mo Prof. Michele De Beni

Il lavoro di questa tesi è stato sollecitato da una domanda: perché riconoscere a Chiara Lubich, fondatrice di un Movimento cattolico, una Laurea Honoris Causa in Pedagogia e, soprattutto, quale l’apporto della spiritualità dell’unità alla pedagogia contemporanea impegnata a superare l’odierna “notte” dell’educazione?

Lo studio che ne è seguito, a partire dall’esperienza e dal pensiero della Lubich, ha messo in luce un nuovo paradigma pedagogico (nelle sue tre dimensioni: antropologica, teleologica, metodologica) che, pur innestato nella realtà e nelle contraddizioni del nostro tempo, sostanzia il suo contributo accogliendo gli elementi di novità del presente e accettandone la sfida educativa.

La novità che la pedagogia dell’unità contribuisce a portare al pensiero contemporaneo si trova nella convinzione che il fine della pedagogia, l’unità, è già presente nel gioco dialettico-prospettico tra l’essere e dover essere. La persona, in azione nella storia di oggi, coinvolta e coinvolgibile in un processo di assunzione di responsabilità che parte dal vivere, personalmente e comunitariamente, in pienezza, è infatti, per Chiara Lubich, l’uomo nuovo, l’uomo in relazione, che partecipa alla realizzazione di un mondo nuovo, già ora presente.

Nel pensiero di Chiara Lubich “l’educazione è relazione”.

La pedagogia dell’unità si realizza, pertanto, nell’educare alla relazione, luogo e spazio dove si costruisce, dove si lascia possibilità di movimento a quei semi di speranza che sono i rapporti con le persone, i legami fra le generazioni, la cura reciproca nelle fragilità e vulnerabilità. L’originalità di questo pensiero si riscontra nella dimensione triadica della relazione educativa che si pone, essa stessa, come tertium elemento tra i due soggetti dell’educazione (l’educatore e l’educando). Ciò consente loro di esprimersi come soggetti individuali, nel rapporto io-tu, e come soggetti sociali, nel rapporto io-noi. La caratteristica di questa relazione è la comunione dove ognuno realizza pienamente sé stesso mentre anche l’altro compie il medesimo percorso, pur nella propria diversità. So-stare nella relazione, anche e soprattutto quando contiene la frattura (dell’incomprensione, della sofferenza, dell’irrisolto), è possibile con la metodologia dell’arte d’amare laddove realtà e speranza, pensiero e azione sono tra loro intimamente connessi; uno muove l’altro, reciprocamente e dialogicamente volti ad un comune ideale.

Tale approccio pedagogico può risultare, pertanto, un’interessante risorsa nel contrastare l’individualismo e sollecitare la fraternità, possibile rimedio alla “notte culturale” dei nostri tempi.

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