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 Incontro pedagogico, Padova 6 ottobre 2012

(Marco Provenzale - Progetto Pace)

 

Mi chiamo Marco. Come tutti i giovani vivo con intensità il nostro tempo e, in particolare, le difficoltà che esso ci presenta nella nostra quotidianità.

Per noi giovani è importante trovare e dare un senso a questa realtà, trovare risposte autentiche, che ci diano voce e ci aiutino ad uscire dalla diffusa passività, dall’anonimato.

Una risposta autentica e credibile, per me e per molti altri giovani, è l’esperienza che ora vi presento in sintesi: la “Rete Progetto Pace”, nata circa 20 anni fa, per iniziativa di alcuni studenti e di mio padre Pippo, che – ispirandosi alla proposta di Chiara Lubich -, hanno dato il via ad un semplice progetto scolastico, in un istituto superiore di Treviso dove mio padre insegna, organizzando viaggi umanitari in aiuto delle popolazioni rifugiate nei campi profughi dopo la terribile guerra dei Balcani.

Il Progetto originario sì è poi trasformato, appunto, in “Rete Progetto Pace” e nel 2004 la Rete è stata formalizzata ufficialmente.

Ha visto un continuo sviluppo con la formazione in Italia ed in Europa di una decina di altre reti che condividono la stessa impostazione di fondo rimanendo strettamente collegate alla Rete del Veneto.

Per darvi alcuni numeri, sono collegati attualmente in varie forme oltre 400 soggetti istituzionali e sono circa 100.000 ogni anno gli studenti che partecipano al programma proposto: un’esperienza che sembra perciò contraddire le molte ricerche che definiscono apatici e passivi i giovani del nostro tempo.

Ma più che offrirvi dati quantitativi, che molti di voi conoscono, vorrei parlarvi delle idee-forti che stanno alla base di questo Progetto, di questa Rete, che vede una stretta collaborazione adulti-giovani, insegnanti-studenti, e che non si limita a svolgere iniziative, ma nasce da una riflessione partecipata e condivisa, da una prospettiva di ricerca-azione sul tema della Pace.

 

Alcune idee-forti sulle quali ci siamo sempre confrontati, e che sostengono il progetto complessivo, sono:

-          L’accessibilità: permettere a tutti i ragazzi che lo desiderano di mettersi in gioco personalmente nel progetto:

-          La continuità: garantire che l’esperienza vissuta insieme si possa ripetere nel tempo, pensando e ripensando alle iniziative;

-          L’abitabilità: avere dei luoghi adatti dove svolgere le iniziative, gli incontri, i convegni;

-          La rinnovabilità: attraverso le idee dei ragazzi, far sì che ci sia sempre un creativo rinnovamento del progetto;

-          L’auto-governabilità: sono i ragazzi stessi ad avere il governo del gruppo e a scegliere i responsabili o gli animatori:

-          L’eticità-idealità: in tutte le iniziative dovrebbe essere garantita la pratica dei valori della solidarietà, della fraternità e della pace, che danno senso alle nostre profonde aspirazioni di giovani e la convinzione che un futuro di pace è possibile;

-          La felicità: sentire una gioia profonda nel lavorare per il comune obiettivo;

-          La mediaticità: i ragazzi hanno la possibilità di diffondere con forza e incisività il loro messaggio, utilizzando gli articoli sui giornali, i servizi televisivi, le registrazioni video degli eventi importanti, nella convinzione che dopo l’essere, è importante anche l’apparire.

È attorno a queste idee-forti, naturalmente a partire dalla convinzione che l’essere umano è chiamato alla pace, ad essere un costruttore di pace, che la Rete è nata e si è evoluta quasi spontaneamente, direi per imitazione di queste iniziative umanitarie molto impegnative: la “Pratica della Pace”, con l’azione faticosa di vivere la solidarietà concreta con persone in difficoltà, costruendo con esse relazioni importanti, genera automaticamente gruppi di persone che sanno “Essere Rete”.

La riflessione, di anno in anno, si è arricchita anche attraverso incontri e convegni che hanno approfondito tematiche varie e coerenti, come l’educazione alla mondialità, alla cittadinanza attiva, responsabile e partecipativa, alla democrazia, alla legalità, all’intercultura, allo sviluppo sostenibile, alla reciprocità ed all’unità fra i popoli, alla bellezza in ambito artistico, alla promozione dei diritti umani, delle pari opportunità e della solidarietà. Attraverso questa esperienza di riflessione-azione la Rete cerca di rispondere alle esigenze di protagonismo dei ragazzi e dei giovani, offrendo loro importanti momenti di aggregazione, di formazione, di impegno sociale.

In questi anni abbiamo però capito che per “Essere Rete” non basta decidere di mettersi insieme, magari fra amici o fra persone che condividono valori o ideali, e non basta, anche se è da apprezzare, neppure lo sforzo sincero, da parte delle persone che decidono di dar vita ad una rete, di mettersi al servizio in essa, di lavorarci sacrificando tanto del proprio tempo e senza averne un ritorno.

E’ necessario che le persone o i gruppi che ne fanno parte vivano prima l’esperienza di rete, senza quasi accorgersi della sua esistenza. Solo dopo averla vissuta si possono “leggere” le sue caratteristiche, le sue finalità, le idee che la fanno vivere, soprattutto qual è l’anima che la governa. È dalla vita, insomma, che riusciamo a ricavare le idee che sostengono e spiegano un’iniziativa così grande.

 

Ed è una vita, quella della nostra Rete, attraverso la quale è possibile sperimentare la fondamentale importanza dei rapporti umani. Infatti, ci permette di:

1. Volersi bene in modo sincero e disinteressato fino al punto di sostenersi a vicenda, di sentire proprie le difficoltà dell’altro, addirittura di condividere i propri beni materiali.

2.  Condividere i propri vissuti, come avviene fra amici veri.

3.  Comunicare e diffondere l’esperienza di rete alle persone con le quali si viene a contatto, non con l’obiettivo di conquistarle alla propria causa, ma con il desiderio di offrire loro la stessa possibilità da noi ricevuta.

4.  Esporre le proprie idee come contributo attivo, ma rimanendone distaccati e pronti ad accogliere quelle degli altri in una dinamica che favorisce la comprensione delle scelte migliori da fare insieme.

5.  Affrontare, gestire e superare i conflitti, le divergenze o incomprensioni, nel desiderio di ritrovare l’accordo.

6.  soddisfare il desiderio di incontrarsi a livello di rete, per arricchirsi reciprocamente nel rispetto delle diversità.

7.  Provare la felicità per i successi propri ma allo stesso modo per quelli degli altri e, di fronte agli insuccessi, avere il coraggio di ammetterli e superarli insieme.

8.  realizzare l’assoluta parità tra tutti, pur nel rispetto dei ruoli, delle diversità e delle scelte.

 

Questo, in estrema sintesi, è la sostanza della Rete Progetto Pace, manca solo da dire una cosa.

La Rete è nata, come ho detto all’inizio, da un bisogno profondo di noi giovani di dare risposte alla nostra ricerca di senso. In questi 23 anni di storia ci siamo resi conto del fatto che sempre più la Rete è una risposta efficace per noi giovani d’oggi a questa ricerca, in particolare per quei giovani che incontriamo nelle strade di questo mondo e che sembrano inavvicinabili e incapaci di orientarsi verso il bene. Sono proprio questi, infatti, che pur conservando le proprie caratteristiche oggettive, si riconoscono all’interno della Rete per averne praticato ed assimilato i contenuti. Questo li fa testimoni credibili e quindi una speranza per l’intera società.

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