L’AMORE INSEGNA: 

la pedagogía dell’apprendimento-servizio”

 
 Introduzione

Alcuni anni fa l’UNESCO riunì un gruppo di prestigiosi specialisti provenienti da ogni parte del mondo e chiese loro  di definire quali sarebbero state le sfide per l’educazione del  terzo millennio. Tali esperti, sotto la supervisione di Jacques  Delors, giunsero alla conclusione che l’educazione del XXI secolo si sarebbe dovuta fondare su quattro pilastri: imparare ad imparare, imparare a fare, imparare ad essere ed imparare a vivere insieme.[1]

Questi quattro pilastri dell’educazione di qualità per il nostro tempo sono in stretta connessione con la sfida di imparare a pensare che ci ha appena presentato il Prof. De Beni.

Bisognerebbe ricordare che molte proposte pedagogiche attraenti sono normalmente più facili da proporre che da mettere in pratica, e che in realtà i proclami di mete ambiziose sono più abbondanti nei processi di riforma educativa che nelle proposte didattiche che potrebbero renderli realizzabili. Ancora oggi, a molti docenti risulta più chiara la didattica della matematica o la storia che le vie per insegnare ad essere persone pensanti, cittadini che partecipino alla vita pubblica e capaci di convivere fraternamente.

Vorrei, allora, presentare brevemente una proposta pedagogica che cerca di rispondere contemporaneamente alle quattro grandi sfide poste dall’UNESCO[2]: la pedagogia dell’“apprendimento-servizio”.

Per introdurla sinteticamente:

  • Leggere il libro di Biologia per dare la lezione sugli ecosistemi è un “apprendimento”;
  • Raccogliere fondi per Greenpeace, è un “servizio solidale”;
  • Svolgere una ricerca sui problemi ambientali, e utilizzare ciò che si è appreso per riforestare una comunità che ne ha bisogno, questo è “apprendimento-servizio”.
 

La pedagogia dell’apprendimento-servizio

Sorta originalmente negli Stati Uniti, oggi la pedagogia dell’apprendimento-servizio si concretizza a tutti i livelli e tutte le modalità educative, dall’asilo infantile fino all’Università, in istituzioni educative statali e private, laiche e delle più varie confessioni religiose, come pure nei contesti sociali e culturali più diversi del mondo. Vediamone alcuni esempi:

 
  • Il coro di una scuola elementare in Puglia ha prodotto con l’insegnante di educazione musicale un CD di canzoni a beneficio delle adozioni a distanza[3].
  • Gli adolescenti delle scuole nordamericane praticano lo spagnolo e applicano le loro conoscenze linguistiche insegnando inglese agli immigrati latinoamericani.[4]
  • Gli studenti di una scuola della comunità ebraica e un’altra della comunità islamica hanno realizzato insieme un documentario sulla storia dei loro nonni emigrati, sottolineando i punti in comune e l’importanza di convivere pacificamente.
  • Nelle scuole tecniche argentine si utilizzano le ore di laboratorio per progettare e costruire sedie a rotelle per disabili bisognosi, o per fabbricare pannelli solari che forniscano elettricità alle comunità più isolate;[5]
  • Nella scuola di Legge di Harvard, gli studenti devono realizzare parte delle loro esercitazioni pratiche in organizzazioni che offrano assistenza legale gratuita a persone che non possono permettersi i servizi di un avvocato.[6]
  • In Indonesia, alcuni studenti di ingegneria hanno progettato e istallato un sistema di rifornimento di acqua potabile per una comunità rurale dell’isola di Giava.[7]

Vorrei segnalare che anche nelle organizzazioni giovanili -che di per sé sono spazi informali di educazione-, si possono identificare pratiche di apprendimento-servizio. Per esempio, un gruppo di leader delle Guide (Movimento Scout femminile cattolico) in Francia ha partecipato insieme agli Scout ad un progetto di animazione per bambini e giovani rifugiati nell’Africa sub-sahariana. Applicando i principi pedagogici del guidismo, hanno realizzato corsi di pronto soccorso e formato i giovani rifugiati affinché questi possano a loro volta essere animatori di attività ed educare tramite giochi i bambini rifugiati[8].

Potremmo allora definire l’apprendimento-servizio come:

·         Un’attività di servizio solidale condotta in prima persona dagli studenti (non è il volontariato dei docenti né dei genitori)

·         destinata a rispondere ai bisogni reali e privilegiata da una comunità (non si esaurisce nella diagnosi, nel dibattito o nella stesura di una monografia)

·         pianificata in modo da integrarsi negli apprendimenti disciplinari, allo scopo di offrire un’educazione di qualità ed un servizio sociale efficace.[9]

“L’apprendimento-servizio (ApS) si identifica con un’attività educativa che prospetta l’acquisizione di conoscenze congiuntamente all’applicazione delle materie di studio e alla messa in gioco di attitudini e valori per mezzo della realizzazione di un servizio pensato per soddisfare le necessità della cittadinanza.

Si tratta di una proposta educativa complessa e innovatrice, che include molti elementi già conosciuti ma che apporta la novità di vincolare strettamente il servizio e l’apprendimento in una sola attività educativa articolata e coerente. Il suo adempimento permette di imparare ed agire nello stesso momento.

L’ApS migliora l’apprendimento e rafforza i valori della cittadinanza. L’apprendimento esperienziale è un metodo efficace per fare in modo che le conoscenze si arricchiscano di significato grazie alla propria funzionalità. Allo stesso tempo, la loro applicazione facilita la costruzione della personalità sociale lavorando con la visione dello sviluppo morale tramite la pratica di attitudini e valori in un contesto relazionale.

L’attivazione dell’ApS promuove l’impegno civico nella trasformazione dello stato di cose, fomentando una cittadinanza attiva, responsabile e coesa.” (DIPUTACIÓ DE BARCELONA. AREA D’EDUCACIÓ, 2005).[10]

In diverse parti del mondo, la pratica dell’apprendimento-servizio riceve diverse denominazioni, come “volontariato educativo”, “pratiche nella comunità”, “educazione solidale”, ed altre ancora. Molti docenti -probabilmente anche alcuni dei presenti- hanno già realizzato esperienze di apprendimento-servizio senza chiamarle così, o senza conoscerne i fondamenti teorici e metodologici.

La diffusione mondiale dell’apprendimento-servizio è fondamentalmente un prodotto dell’interscambio e del trasferimento orizzontale di pratiche, più che il risultato di un corpus teorico unico. Per nominare solamente alcune delle influenze teoriche più rilevanti, potremmo citare tra gli altri John Dewey, Paulo Freire, Víctor Frankl, gli studi di prosocialità e le teorie di Gardner sulle intelligenze multiple[11].

In poche parole, si potrebbe dire che nelle pratiche di apprendimento-servizio la solidarietà non è più solamente un oggetto di apprendimento e si trasformano in un metodo attraverso cui si imparano contenuti, competenze, attitudini e valori che non sempre si possono ricavare dai libri.

 
Gesù Maestro e la pedagogia della solidarietà

Nel contesto di questo congresso, vorrei sottolineare la stretta relazione tra il pensiero di Chiara Lubich e la pedagogia dell’apprendimento-servizio.

Cominciamo da una frase che alcuni dei presenti avranno già ascoltato quando erano studenti, e che ci rimanda al senso che l’apprendimento acquisisce quando gli si dà una dimensione trascendente:

 “Si trascuri i tuoi studi sei un irresponsabile. Se studi per il voto sei un orgoglioso. Se studi per amore a Dio e agli altri, allora hai trovato l’equilibrio”[12]

Nei progetti di apprendimento e servizio solidale, si studia per sapere come offrire un servizio efficace alla comunità. Si impara, come ci ha proposto Michele De Beni, a “pensare all’altro” ed a “pensare per l’altro”.

Ogni esperienza di apprendimento-servizio richiede di uscire dalla sicurezza dell’aula per mettere le conoscenze sul banco di prova della realtà, al servizio di una comunità concreta. In questo senso, implica sempre quel “mettere da parte i libri” per acquisire la sapienza a cui si riferisce Chiara nella sua meditazione su Gesù Maestro. Non si tratta in questo caso di “mettere i libri in soffitta”, ma di far dono agli altri della propria conoscenza invece di vederla come fine a se stessa. Il professore di una scuola tecnica in cui gli studenti costruiscono mulini a vento per dare luce a comunità isolate sulla Cordigliera delle Ande testimoniava: “ormai non facciamo più tutto con i libri. Li usiamo, ma solamente per risolvere un problema concreto”.[13]

Uscire verso la comunità per cambiare qualcosa, per offrire qualcosa agli altri, non solo offre una motivazione allo studio molto più efficace di un voto, ma suppone il riconoscimento consapevole del vincolo fraterno che ci unisce ad ogni “altro”. Nei progetti di apprendimento-servizio, gli studenti imparano a riconoscere consapevolmente ciò che imparano e ricevono sia affettivamente che culturalmente dai “destinatari” dell’azione solidale, e non solamente quello che “danno”. Non ci sono “fornitori” e “ricettori”, ma tutti diventano attori protagonisti che si arricchiscono l’un l’altro nel reciproco dono di sé.

“Vuoi sapere? Studia.
Vuoi sapere di più? Cercati un buon maestro.

Vuoi sapere ancora di più? Insegna agli altri quello che hai imparato”[14]

La ricerca e l’esperienza sembrano confermare questa affermazione di Chiara e indicare effettivamente che quando si trasforma in dono per l’altro ciò che si è imparato, si arricchisce e si consolida anche l’apprendimento di chi insegna.

Philips, indagando su quanto si ricorda in base ai metodi di ricezione utilizzati, sostiene che ricordiamo solamente un 10% di quello che ascoltiamo, ed un 80% di ciò che abbiamo sperimentato attivamente ed un 90% di quello che insegniamo ad altri.[15]

Indipendentemente dal carattere relativo di qualunque affermazione statistica in questo campo, sono numeri che sembrano coerenti con esperienze documentate in misura sufficiente: gli studenti che aiutano altri a svolgere i loro compiti nell’ambito di programmi come “fratello maggiore”, tutoraggi o appoggio scolastico, non soltanto offrono un valido contributo al successo scolastico di bambini e adolescenti a rischio educativo, ma rafforzano i propri apprendimenti, proprio grazie al fatto di rivedere le conoscenze elementari in altri contesti, come hanno mostrato recenti investigazioni negli Stati Uniti[16], in Israele, Cile e Argentina.

Ricerche condotte negli ultimi 10 anni negli Stati Uniti mostrano che gli studenti che si impegnano in progetti di apprendimento-servizio di qualità ottengono miglior risultati accademici, sviluppano maggiori capacità nel risolvere problemi e nello stabilire relazioni interpersonali, oltre che attitudini più positive verso l’impegno sociale e civico rispetto ad altri studenti che invece non ne sono stati coinvolti[17].

Nel pensiero di Chiara Lubich c’è una relazione diretta tra l’amore che si offre disinteressatamente, prendendo l’iniziativa e “facendosi uno” con l’altro, e la possibilità di comprendere il mondo alla luce di una sapienza che include ma supera ciò che è puramente intellettuale.

“Più si ama, più si capisce, e non solamente con la testa: questa, piuttosto, è come un calice che contiene la sapienza di Dio. E succede allora che, quando il saggio apre bocca, gli altri ascoltano attenti, ammirati e convinti; anche il bambino, il giovane che possiede la sapienza è ascoltato e venerato anche dagli anziani, è ascoltato dai grandi.[18]

Da questa prospettiva, nessuno è troppo piccolo, né troppo povero o “speciale” da non poter offrire il suo amore concreto e la sua sapienza agli altri. Tutti sono “candidati all’unità” e potenziali costruttori di un mondo migliore. In questi anni sono stata testimone di esperienze commoventi in questo senso:

·         Bambini ciechi che hanno segnalato in Braille le strade della loro città per permettere a tutti i non vedenti di circolare con maggiore autonomia.

·         Alunni con diverse capacità mentali che infornavano pane per donarlo a un rifugio per senzatetto.

·         Bambini poverissimi che insegnavano a leggere ai propri familiari analfabeti.

·         Adolescenti indigene che insegnavano alle proprie comunità l’utilità di tecniche agricole che permettevano coltivare in zone desertiche e dunque migliorare la loro qualità di vita.

 

L’esame finale

Come ben sappiamo tutti noi educatori, se i nostri studenti sapessero al principio dell’anno quali saranno le domande dell’esame finale, durante tutti i mesi di scuola studierebbero solamente per rispondere a quelle domande, e arriverebbero tutti all’esame perfettamente preparati.

Gesù Maestro vuole che tutti superino l’esame finale, e già ci ha comunicato le domande che ci rivolgerà. Nelle parole di una nota meditazione di Chiara:

“La vita è una prova, ed alla fine di questa bisogna superare un esame. Ma l’infinito amore di Dio già ha fatto sapere all’uomo quali saranno le domande: “Avevo fame e mi hai dato da mangiare, avevo sete e mi hai dato da bere.

Le opere di misericordia saranno materia d’esame, queste opere nelle quali Dio vede se lo si è amato veramente, avendolo servito nel fratello.[19]

La pedagogia dell’apprendimento-servizio permette di imparare ad imparare, a fare, ad essere ed a vivere insieme.

Ma prepara anche noi educatori e gli studenti all’esame più importante delle nostre vite: “l’ultimo giorno saremo esaminati sull’amore”.

 

María Nieves Tapia (Buenos Aires, Argentina)


 



 

 

[1] DELORS et al. La educación encierra un tesoro. Informe a la UNESCO de la Comisión Internacional sobre la educación para el siglo XXI, presidida por Jacques Delors. Santillana, Ediciones UNESCO, Madrid, 1996.

[2] TAPIA, María Nieves. El valor pedagógico de las experiencias solidarias. En: MINISTERIO DE EDUCACION DE LA NACION. Secretaría de Educación Básica. Programa Nacional Escuela y Comunidad.  La propuesta pedagógica del aprendizaje- servicio. Actas del 3º y 4ª Seminario Internacional “Escuela y Comunidad”, República Argentina, 2001, pp. 10-34.

[7] EBERLY, Donald-SHERRADEN, Michael (Eds.) (1990). The Moral Equivalent of War? A Study of Non-military Service in Nine Nations. Greenwood Press, Westport, CT

[8] Experiencia compilada para una publicación en curso de edición, París, CICG-CLAYSS.

[9] TAPIA, María Nieves. La solidaridad como pedagogía. Buenos Aires, Ciudad Nueva, 2000.

[10] DIPUTACIÓ DE BARCELONA. AREA D’EDUCACIÓ, 2005, www.diba.es/siae/jornades/j_realitzacio.asp

[11] TAPIA, María Nieves. Apprendimento e solidarietà la pedagogia dell' apprendimento-servizio. Roma, Città Nuova.

[12] LUBICH, Chiara. 100 Pensamientos. Buenos Aires, Ciudad Nueva, 1989, Nº 16.

[13] Cit. en TAPIA, María Nieves. La solidaridad como pedagogía. Buenos Aires, Ciudad Nueva, 2000, p. 34.

[14] LUBICH, Chiara. Op. Cit., Nº 6.

[15] PHILIPS, Gary. Ideas for Impact Educational Techniques. Cit en: CAIRN, R.W-KIELSMEIER, J., 1991, p. 84. También Furco, A. Improving Student Learning and Building Social Responsibility Through Service-Learning, www.clayss.org.

[16] NATIONAL YOUTH LEADERSHIP COUNCIL. Growing to Greatness 2004. The State of Service-learning Project. St. Paul, MN, 2004.

[17] BILLIG, Shelley BILLIG, S. H. (2000, May). Research on K-12 school-based service-learning: The evidence builds. Phi Delta Kappan, 81(9), 658-664. FURCO, Andrew. (2005) Impacto de los proyectos de aprendizaje-servicio. En: PROGRAMA NACIONAL EDUCACION SOLIDARIA. MINISTERIO DE EDUCACIÓN, CIENCIA Y TECNOLOGIA. Aprendizaje y servicio solidario en la Educación Superior y en los sistemas educativos latinoamericanos. Actas del 7mo. Seminario Internacional “Aprendizaje y Servicio Solidario”. República Argentina, pp. 19-26.

[18] LUBICH, Chiara. Coloquios con los Gen. Años 1966/2000. Buenos Aires, Ciudad Nueva, 2005, p. 51.

[19] LUBICH, Chiara. Meditaciones. Buenos Aires, Ciudad Nueva, 1971.

[20] DELORS et al. La educación encierra un tesoro. Informe a la UNESCO de la Comisión Internacional sobre la educación para el siglo XXI, presidida por Jacques Delors. Santillana, Ediciones UNESCO, Madrid, 1996.

[21] TAPIA, María Nieves. El valor pedagógico de las experiencias solidarias. En: MINISTERIO DE EDUCACION DE LA NACION. Secretaría de Educación Básica. Programa Nacional Escuela y Comunidad.  La propuesta pedagógica del aprendizaje- servicio. Actas del 3º y 4ª Seminario Internacional “Escuela y Comunidad”, República Argentina, 2001, pp. 10-34.

[26] EBERLY, Donald-SHERRADEN, Michael (Eds.) (1990). The Moral Equivalent of War? A Study of Non-military Service in Nine Nations. Greenwood Press, Westport, CT

[27] Experiencia compilada para una publicación en curso de edición, París, CICG-CLAYSS.

[28] TAPIA, María Nieves. La solidaridad como pedagogía. Buenos Aires, Ciudad Nueva, 2000.

[29] DIPUTACIÓ DE BARCELONA. AREA D’EDUCACIÓ, 2005, www.diba.es/siae/jornades/j_realitzacio.asp

[30] TAPIA, María Nieves. Apprendimento e solidarietà la pedagogia dell' apprendimento-servizio. Roma, Città Nuova.

[31] LUBICH, Chiara. 100 Pensamientos. Buenos Aires, Ciudad Nueva, 1989, Nº 16.

[32] Cit. en TAPIA, María Nieves. La solidaridad como pedagogía. Buenos Aires, Ciudad Nueva, 2000, p. 34.

[33] LUBICH, Chiara. Op. Cit., Nº 6.

[34] PHILIPS, Gary. Ideas for Impact Educational Techniques. Cit en: CAIRN, R.W-KIELSMEIER, J., 1991, p. 84. También Furco, A. Improving Student Learning and Building Social Responsibility Through Service-Learning, www.clayss.org.

[35] NATIONAL YOUTH LEADERSHIP COUNCIL. Growing to Greatness 2004. The State of Service-learning Project. St. Paul, MN, 2004.

[36] BILLIG, Shelley BILLIG, S. H. (2000, May). Research on K-12 school-based service-learning: The evidence builds. Phi Delta Kappan, 81(9), 658-664. FURCO, Andrew. (2005) Impacto de los proyectos de aprendizaje-servicio. En: PROGRAMA NACIONAL EDUCACION SOLIDARIA. MINISTERIO DE EDUCACIÓN, CIENCIA Y TECNOLOGIA. Aprendizaje y servicio solidario en la Educación Superior y en los sistemas educativos latinoamericanos. Actas del 7mo. Seminario Internacional “Aprendizaje y Servicio Solidario”. República Argentina, pp. 19-26.

[37] LUBICH, Chiara. Coloquios con los Gen. Años 1966/2000. Buenos Aires, Ciudad Nueva, 2005, p. 51.

[38] LUBICH, Chiara. Meditaciones. Buenos Aires, Ciudad Nueva, 1971.

 

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