METODO E METODI

L’Esperienza della Cittadella Il Diamante

 

 1. Cenni storici
 
Collegandomi al discorso sul metodo appena ascoltato, vorrei proporre una riflessione che parte da un’esperienza educativa che stiamo realizzando in Messico nella cittadella del Movimento dei focolari che ha come nome “Il Diamante”. Mi pare un piccolo ma concreto esempio di come il “grande metodo” dell’amore si concretizza in una particolare situazione.

Siamo ad Acatzingo, un paese della provincia di Puebla, a 170 Km dalla capitale del Messico. Piccolo centro del popolo indigeno Tlatepozca, conserva nell’anima ancora oggi la ferita della dominazione spagnola con conseguenti sentimenti di sfiducia, di rancore, sottomissione.

La situazione giovanile presenta dati preoccupanti. In soli sei mesi, nella nostra regione, si sono verificati 101 suicidi tra giovani e adolescenti. Il clima educativo familiare, violento e incoerente, origina bassissima autostima, sfiducia, violenza, depressione infantile.

Il sistema scolastico stataleè carente e c’è una forte dispersione scolastica: pochissimi arrivano all’università, solo 2-3%.; più del 50% delle ragazze lascia gli studi dopo le elementari. I figli maschi, a 11-12 anni incominciano a lavorare, precocemente introdotti dai genitori stessi all’uso dell’alcol e spesso alle prime esperienze sessuali.

 Noi eravamo presenti in questa località fin dagli anni ’80, ma quando nel ’91 Chiara Lubich ha lanciato il progetto di Economia di Comunione[1], abbiamo subito intravisto in quest’idea -innovativa per l’economia - un modo nuovo anche per organizzare un processo di cambiamento educativo e di trasformazione della società.

Così nel ’92 con un piccolo gruppo di insegnanti ed educatori abbiamo dato inizio al Collegio Santa María con l’apertura di una scuola materna, riconosciuta ufficialmente dal Governo.

La scuola accoglie sia figli di famiglie agiate sia povere, favorendo un processo di integrazione sociale, che porta alla riconciliazione le famiglie spesso accanitamente nemiche nella vita sociale e politica.

Attualmente il Collegio conta circa 500 allievi dalla scuola dell’infanzia al Liceo; 51 sono gli adulti educatori (tra insegnanti e personale ausiliario).

 
 
 2. Finalità pedagogiche
 
Fin dall’inizio ci siamo interrogati su quale poteva essere il metodo più efficace per educare, per formare uomini nuovi, liberi e aperti all’amore, nella realtà che avevamo di fronte.

Le idee-forza che ci hanno mosso in questa sfida sono sostanzialmente due:

 

2.1. Essere noi per primi “il cambiamento” che vogliamo vedere nella nostra realtà e nel mondo.

 Ma come fare ciò?

 -          Anzitutto con l’intima scelta fatta insieme da insegnanti e personale di non farci schiacciare dalla realtà, ma di guardarla in faccia, per amarla e trasformarla, cercando rimedi e soluzioni concrete. Ci motiva in questo la continua tensione ad applicare nell’osservazione il “principio di trascendenza”, andando oltre il “principio di evidenza”: per cui, ogni mattina, di fronte alle nuove e diverse difficoltà che ci si presentano, vogliamo continuare a credere e a sperare.

-          Occorre poi grande coerenza sia sul piano morale, fra valori e comportamenti, sia sul piano intellettuale, fra conoscenza ed esperienza.[2]. Le linee teoriche e la prassi educativa che andiamo sviluppando si basano, quindi, su una premessa importante: l’esperienza di amore reciproco tra noi deve essere vera, deve essere la relazione che rende possibile la presenza viva di Gesù Maestro tra coloro che formano la comunità educante.

 

2.2. Avere chiarezza degli obiettivi

 E’ stato importante chiarire, anche a livello teorico, gli obiettivi educativi/formativi della nostra scuola. Possiamo sintetizzarli così:

-          Stimolare i nostri ragazzi a non farsi opprimere dai limiti della loro realtà personale, sociale e culturale: una sfida che l’educazione può portare nel cuore stesso e nella mente di questi giovani e di queste comunità.

-          Formare una nuova e più matura consapevolezza civile e sociale, una partecipazione e responsabilizzazione che diano vita a un nuovo paradigma, in cui ragazzi, famiglie e comunità, diventino capaci di superare le frammentazioni sociali esistenti.

-          Sviluppare la capacità di pensare, intesa come capacità di comprendere strumenti e strategie che muovono i processi del pensiero, al fine di saperli utilizzare in modo costruttivo, personale e creativo. E’ importante il pensiero logico ma altrettanto quello affettivo e sociale.

-          Da qui la necessità di educare l’intelligenza emotiva, intesa come consuetudine a dialogare con la parte più profonda e intuitiva di noi stessi e delle persone a noi vicine, come capacità di guidare e gestire le emozioni, imparando a non arrendersi nonostante le frustrazioni.

-          Infine, c’è nel nostro Progetto educativo una finalità irrinunciabile a cui tendere: quella della riflessione sui valori, attraverso lo sviluppo delle capacità di orientamento e di scelta sul piano esistenziale.

 
 
3. L’ “agire” dell’educatore
 

Anche nel nostro “agire”, nello svolgere il nostro compito di insegnanti, ci impegniamo nel rendere consapevoli i nostri allievi che apprendere significa anche affrontare le difficoltà

Un esempio: durante un esercizio di chimica che chiedeva ai ragazzi di mettere in gioco tutte le loro potenzialità, qualcuno ha detto: “Non sono capace di andare oltre”. Il professore ha accolto e compreso questa difficoltà, ricordando che questo era il momento di andare “oltre il limite” invitando tutta la classe a fare questo sforzo. Dopo varie ore di impegno, finito l’esercizio, hanno sentito d’aver superato un traguardo. L’amore e la fiducia che i ragazzi hanno sentito ha dato loro la sicurezza e la forza per fare grossi passi in avanti sia nella conoscenza della materia sia nella loro libertà e maturità umana.

 

Particolare attenzione poniamo alla necessità che i ragazzi imparino a pensare. Quando arrivano a scuola, questi bambini sono dotati di una grande intelligenza intuitiva, ma disordinata, quasi istintuale.

Occorre, quindi, formarci sull’uso di metodologie idonee per far apprendere agli alunni le basi dell’intelligenza logica, partendo dalla loro stessa esperienza:

-          Diverse classi e sezioni utilizzano una metodologia specifica per “imparare a pensare” desunta dai migliori metodi a disposizione a livello mondiale nel campo dell’educazione cognitiva e metacognitiva. L’attenzione alle dinamiche del pensiero e alle sue varie fasi, il riconoscimento del contributo che può portare l’ampliamento dei punti di vista e la cooperazione, ha permesso di raggiungere risultati insperati da un punto di vista disciplinare e umano (es. capacità di prendere decisioni autonome per la propria vita nel rispetto dei valori e del bene del gruppo) .

-          Durante lo svolgimento delle lezioni si fa uso frequente di tutti quegli strumenti didattici (discussioni in gruppo, lavoro in equipe, ricerca di materiale, studio di casi ed esperimenti, mappe concettuali) che permettono, partendo da alcuni contenuti di base, di “costruire” il sapere insieme agli alunni affinché si produca una comprensione vera - personale e collettiva - del contenuto. Il vero pensare infatti si apprende “in relazione”[3]: è nell’ascolto profondo e reciproco e nella possibilità di esporre punti di vista differenti, che si originano elementi nuovi, si comprendono meglio i concetti, si dissipano dubbi e la spiegazione diventa più chiara.

-          Incoraggiante é constatare che dei nostri ragazzi, ex studenti che vogliono frequentare l’Università Statale, ben il 75 % supera l’esame d’ammissione (esame superato normalmente solo da un terzo dei candidati) e che ottengono i punteggi più alti negli esami e occupano i primi posti nelle graduatorie e nei concorsi regionali.

  Lavoriamo anche sulle emozioni, sul riconoscimento della sfera affettivo-emotiva propria e altrui, sulla capacità di elaborare e condividere questa parte di sé e degli altri al fine di imparare a gestirla in modo costruttivo. L’insegnante incoraggia i ragazzi a esprimere e comprendere il motivo di tante loro paure e incertezze, a potenziare la loro autostima, insegnando a riconoscere gli stati d’animo e le cause che li hanno generati.

Si sperimenta così quanto momenti di dialogo[4] profondo, nella verità e nel rispetto favoriscono nei ragazzi una grande maturazione nel rapporto con se stessi e con gli altri. Un dialogo che nasce dall’esperienza di ricevere un amore incondizionato da parte degli adulti: un amore che non si ferma di fronte a fallimenti, delusioni e cadute, che crede con forza alle potenzialità presenti in ognuno, che dà fiducia e sa rispettare i diversi tempi di maturazione.

 Dall’alterità alla socialità. Riteniamo importante che a scuola i ragazzi si sentono “a casa”: la loro aula è la loro casa, dove si sentono liberi di fare, di organizzare, condividendo momenti di famiglia anche nel lavoro fianco a fianco con la direttrice e gli insegnanti.
A questo fine:

-          Poniamo molta attenzione a far sì che ci sia fra tutti un clima affettivo e sociale positivo in modo che, nell’ascolto reciproco, i ragazzi facciano l’esperienza della diversità come dono. Accogliere il punto di vista dell’altro ed esprimere il proprio, richiede rispetto, chiarezza comunicativa e impegno nel tentare e nel sapersi chiedere scusa.

-          Al centro del lavoro non sta lo svolgimento rigido-burocratico del programma, ma la persona, e le esigenze degli alunni. Per questo cerchiamo di creare sempre nuove opportunità per stimolare la curiosità e l’interesse, promuovendo quelle modalità di interazione e di mutuo aiuto che arricchiscono chi offre aiuto e chi lo riceve: lavori di gruppo e di cooperazione sono una vera rivoluzione di fronte ad una cultura esasperatamente competitiva.

-          Parte integrante del curricolo scolastico è poi il Servizio Sociale alla Comunità: i ragazzi più grandi dedicano sistematicamente 1 o 2 ore settimanali all’aiuto dei più piccoli, nei compiti e nelle attività di gruppo, dimostrando in questo maturità e fantasia.

-          Cerchiamo anche di educare alla libertà attraverso la responsabilità, accompagnando il preadolescente nella lenta e faticosa costruzione d’obiettivi e di significati più profondi, favorendo quindi anche impegno, condivisione.

-          La nostra modalità educativa vuole essere “autorevole”, non autoritaria, ma neppure permissiva. Il “porre dei limiti” è un’esigenza non solo sociale, ma anche psicologica: definiamo pertanto regole di comportamento chiare e coerenti e questo arricchisce il rapporto educatore-educando.

-          Abbiamo introdotto un metodo di valutazione unitario, che permetta di valutare, di un medesimo lavoro, vari aspetti che possano interessare le differenti discipline. E con l’autovalutazione i ragazzi imparano a capirsi ed essere sinceri con se stessi di fronte agli altri.

-                      Il racconto autobiografico, di esperienza di vita, è parte integrante del nostro metodo quotidiano. I ragazzi raccontano come l’esperienza che vivono nella scuola li aiuta a rompere con i pregiudizi sociali presenti nelle loro case, fra la loro gente. Un ragazzo del liceo si é impegnato a insegnare a leggere e scrivere agli adulti del villaggio dicendo: “quello che ho imparato qui, ora lo voglio dare agli altri”; uno ha contribuito alla costituzione di una cooperativa agraria, nella quale, contrariamente a quanto accade di solito, i contadini si aiutano l’un l’altro; un altro ancora é riuscito a far riappacificare il padre con uno zio con cui, secondo la cultura del posto, non avrebbe mai più dovuto parlare.

 
 
4. EFFETTI:
 

Gli effetti che produce il nostro metodo pedagogico riscuotono interesse e desiderio di collaborazioni anche da parte delle autorità statali.

Quando l’anno scorso è venuto il Supervisore Pedro Hernández Andrade é rimasto molto colpito e commosso dalla sicurezza, dall’integrità e dal livello educativo/formativo dei ragazzi. Stupito particolarmente dalla qualità della relazione che ha trovato fra insegnanti e allievi, ha voluto conoscere meglio i nostri fondamenti pedagogici. Per questo è venuto anche in visita alla nostra Cittadella “Il Diamante” e ha poi espresso il desiderio che il Collegio diventasse un modello educativo per il Messico.

Per questo ha chiesto la nostra collaborazione (anche degli studenti) per un Convegno che si è svolto lo scorso novembre nella nostra “scuola-città”, dal titolo “ Verso un nuovo incontro fra educatori”.

            Erano presenti circa 100 persone fra direttori, insegnanti e supervisori della Provincia: presente il coordinatore regionale dei Supervisori; tra gli altri, il direttore delle finanze del Ministero dell’Educazione, la presidente del Programma “Sviluppo integrale della famiglia”, la coordinatrice dei “Centri dei diritti per la donna” e vari politici impegnati nell’area educativa.

            Tutte molto positive le valutazioni dei partecipanti. Il coordinatore, colpito e commosso, si é espresso così: “In questa cittadella si trova dappertutto un’iniziale: la “A” maiuscola; dovunque tu vai tutto ti dice “Amore, Amore, Amore”. Egli ha espresso la volontà di fare nella nostra cittadella educativa il prossimo incontro dei 18 supervisori della sua regione.

            
 
Neide Medeiros
 


 

 

[1] L'Economia di Comunione (EdC) è un progetto che coinvolge centinaia di imprese dei cinque continenti. I proprietari delle aziende che liberamente aderiscono, decidono di improntare tutta la vita aziendale alla cultura di comunione, e mettono in comune i profitti per aiutare le persone in difficoltà, diffondere la "cultura del dare" e dell'amore, oltre che per lo sviluppo dell'impresa.

 

[2] Per quanto riguarda l’importanza della coerenza sul piano morale Shapiro ricorda come non e’ sufficiente parlare dei valori e della morale, mentre è più efficace offrire l’opportunità di vivere esperienze pratiche di condivisione, donazione e servizio (es. servizio sociale), valori di cui l’adulto si deve fare il primo autentico portatore. (Shapiro L.E. lintelligenza emozionale nei bambini Gruppo Zeta ’97)

Anche Marco Cunico (2004) sostiene l’importanza di una co-costruzione reciproca d’obiettivi e ideali: se gli ideali, infatti, vengono solo trasmessi a livello di contenuto con molta probabilità non diventeranno parte integrante della vita della persona; se al contrario vengono scoperti e costruiti insieme a partire dall’esperienza attraverso gesti veri e autentici, allora per il ragazzo è possibile far entrare nella sua vita questi valori e obiettivi come qualcosa d’imprescindibile e realmente sentito. (Cunico M. Educare alle emozioni ed. Città Nuova)

[3] De Beni M., Imparare a pensare, In Nuova Umanità, nov-dic 2004/2006

[4] In Shapiro troviamo conferma di quanto questa modalità di dialogo sulle emozioni sia essenziale per risolvere conflitti e problemi: parlare con il bambino/ragazzo, comprendere insieme a lui gli elementi della situazione e aiutarlo a ragionare e a comunicare prima che ad agire per risolvere i problemi, e’ una tecnica eccellente per accrescere nel bambino una stabilità e sicurezza emozionale, abilità che avranno ripercussioni positive anche sul piano sociale e comunitario. (La intelligenza emozionale nei bambini, Gruppo Zeta, ’97)

 

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