LA COMUNITA' CHE SI FA SCUOLA

L’esperienza della Scuola Aurora

A Lia Brunet,

educatrice instancabile
amante della sapienza
e… soprattutto,

tessitrice di reti nella e dalla nostra Latino America.

 
 
 

1.         INTRODUZIONE

1.      a. Presentazione Generale

Ci domandiamo insieme: chi é il “padrone”, il responsabile della scuola che frequentano le nostre nuove generazioni? Nell’impegno di far dialogare la prassi della Scuola Aurora di Santa Maria di Catamarca (Argentina), con la scienza della educazione ed il pensiero di Chiara Lubich espresso nel testo “Gesù Maestro”, sono emersi elementi innovativi che possono rispondere a questa domanda. Ed è questo l´obiettivo centrale della nostra presentazione, sintesi di una ricerca più ampia realizzata da un’équipe interdisciplinare di sette professionisti del campo educativo in Argentina.[1]

Per questo approccio abbiamo scelto una metodologia qualitativa, ritenendo che questa ci permetta di evidenziare i processi più che i risultati, processi questi che sostengono la Scuola Aurora.

In un primo momento ci fermeremo su qualche aspetto della realtà culturale-contestuale della suddetta Scuola, per approfondire poi i concetti di comunità presenti nella cultura calchaquí, con i contributi della teoria pedagogica latinoamericana. Infine, da una rilettura degli apporti emergenti dal pensiero di Chiara Lubich, e collegando tra di loro queste variabili, tenteremo di dare vita a dei concetti nuovi riguardanti la comunità e cercheremo di delinearne le diverse implicazioni

Humberto Maturana, epistemologo cileno contemporaneo, definisce antropologicamente l’uomo come “l’osservatore”: “Niente é osservato indipendentemente da chi lo faccia, l´osservatore si costituisce come fonte di realtà, di controllo della realtà” [2]. L’esperienza della Scuola Aurora ci ha capovolti, ci ha fatto trascendere il nostro equilibrio, ci ha mutati, ci ha osservati. Anche noi l’abbiamo osservata, mutata, l’abbiamo fatta trascendere il proprio equilibrio, l’abbiamo capovolta. E’ qui parte del frutto di questo rapporto d’amore che potremmo chiamare più che altro d’ “apprendimento”.

 
 1.b. Osservazione del contesto: origine della Scuola Aurora nell’ambiente calchaquí
 

Ci troviamo a Santa Maria di Catamarca, nel nord-ovest argentino (NOA), regione in cui esiste da tempi remoti fino ad oggi una ricca cultura andina.

Si presume la presenza umana nella zona da circa 900 anni a.c. mentre verso l’anno 1000 della era cristiana, gli archeologi hanno fissato i primi passi della cultura cosi detta “santamariana” nella valle del YOCAVIL. L’abbondanza delle scoperte archeologiche nella zona ha fatto sì che Santa Maria diventi uno dei principali centri di ricerca e di costruzione della tanto agognata identità latinoamericana.

I fenomeni della globalizzazione e del primato urbanistico sono stati causa dell’indifferenza dei governi e della società in generale, per decenni, verso queste popolazioni.

La Scuola Aurora è nata 36 anni fa in questo contesto che paradossalmente tanti chiamano di “marginalità culturale”.

Nell’anno 2005 la scuola Aurora ha ricevuto l’autorizzazione dal Ministero dell’Educazione della Provincia, diventando il primo centro di formazione in Argentina ad ottenere il titolo tecnico-professionale dell’artigianato[3] ed il secondo di tutto il Latinoamerica.

La prima finalità della Scuola collegava l’attività artigianale con la possibilità di un lavoro. In seguito è sorta la necessità educativa di offrire non soltanto uno spazio di formazione tecnica nei laboratori artigianali, ma piuttosto una formazione integrale. Così è avvenuto il cambiamento dal curricolo di arti e mestieri alla attuale scuola di formazione integrale di artigiani.

 
 2.    APPROCCI
 

2.a. Concezioni di comunità nella cultura calchaquí e contributi della pedagogia latinoamericana

 

Per introdurci al concetto di comunità presente nella cultura calchaquí, occorre chiarire diversi termini che si rifanno alla identità di Aurora come esperienza educativa interculturale. Sappiamo che ci sono tanti modi di “dire” la storia; per questo ci sembra importante sottolineare, ad esempio, che espressioni come “conquista dell’America”, “colonizzatori”, “scoperta del nuovo mondo”, ecc. denotano una visione unidirezionale e non relazionale dei fatti accaduti e a cui fanno riferimento.

Dalla sua origine, in Aurora si é fatta evidente una peculiare e progressiva modalità di incontro tra culture da secoli divise, non pienamente ritrovate o persino scontrate tra loro.

Ricordiamoci che all’arrivo degli spagnoli, l’America era sotto l’influenza di macro-culture. L’Impero Incas, di fatto, dominava una grande regione sudamericana, e ciò creava una cosmovisione ed un linguaggio comune[4].

Possiamo brevemente dire che i popoli andini avevano già, sin dalle loro origini, due categorie funzionali basilari: quella della reciprocità e della ridistribuzione dei beni; queste venivano osservate nella organizzazione degli ayllus[5].

Se i contributi latinoamericani nelle scienze dell’educazione, come in altre scienze, hanno una peculiarità, é proprio quella di cercare dei significati condivisi e comunitari per la prassi educativa.

Il pedagogo brasiliano Paulo Freire, sarà perentorio nell’indicare che la sfida educativa fondamentale può realizzarsi soltanto attraverso la mediazione degli altri; la sua norma mondialmente conosciuta “nessuno educa nessuno, nessuno educa se stesso, gli uomini si educano tra loro”, sembrerebbe sprigionare qui dei nuovi significati. Ed è questo “tra loro” che adesso ci interpella, che Freire intravede quando fa riferimento al fenomeno della mediazione della parola nel dialogo. Dice che: “non é possibile esprimere il mondo, che é un atto di creazione e ricreazione, senza che esista l’amore che lo fonda. Essendo l’amore il fondamento del dialogo, é anche esso dialogo”[6].

 Costatiamo, che il riscatto della cultura, come “missione educativa” nei nostri paesi é un compito che non soltanto significa migliorare le condizioni di vita di una piccola minoranza etnica sopravvissuta ancora oggi nel tempo; piuttosto obbedisce alla funzione stessa della comunità che vuole educare, che – al dire di Paulo Freire – “esige, in qualsiasi compito, da un canto, il capire la cultura… il sopravvivere del passato; e dall’altro, l’azione attuale stessa come strumento della trasformazione della cultura”[7].

 
 
2. b. Concezione della comunità dall’esperienza di Aurora:
 

Nel DNA della Scuola Aurora è presente l’esperienza della comunità. Potremmo dire, riprendendo e ampliando il concetto di illusione di Bourdieu, che questa comunità aveva una “co-illusione”. Il primo gruppo di docenti a Santa Maria si é trovato a condividere lo stesso “imput creatore” tra loro e con gli allievi[8]. Non é stato necessario pensare la Scuola a tavolino: é nata dalla convinzione realtà-utopia relazionale che collegava quella prima comunità altamente coinvolta con la sua gente. Dunque la via della educazione come via di promozione umana, di amore all’uomo, all’uomo - prossimo.[9]

In questo caso, la finalità educatrice di riscatto culturale è venuta dopo la finalità di aiuto ai membri della propria comunità. Era necessario, così come raccontano i suoi fondatori: “aiutare i nostri a ritrovare la propria dignità attraverso un lavoro che producesse reddito”[10].

 

2.c. Breve riferimento al concetto di comunità nel pensiero di Chiara Lubich, che si verifica e arricchisce nella esperienza educativa di Aurora

 

Il concetto di comunità che possiamo desumere dalla spiritualità di Chiara Lubich ha delle importanti ripercussioni sul pensiero scientifico, e come tale vi ci si può avvicinare da molteplici vie. Nel nostro caso, abbiamo scelto di focalizzare la nostra attenzione sul rapporto che, l’autrice dice che si stabilisce in una comunità e come questa é generatrice d’identità.

La costruzione di questo “tertium reale[11], quale la presenza di “Gesù Maestro” in mezzo alla comunità, é evidenziata dalla Lubich come un vitale-reale-dinamico agente educativo. Esso approfondisce i processi di formazione della propria identità e amplia il senso di appartenenza, denotando stati di perfezione (teleologia educativa) maggiori. Cosi lo esprime la Lubich: “se siamo pronti a morire l’uno per l’altro, siamo Gesù, ma é anche vero che siamo pienamente Gesù quando Lui é in mezzo a noi[12]. Si tratta, allora, di gradi superiori dell’identità integrale umana, il fine educativo per eccellenza.

I contributi del pensiero della Lubich ci sottolineano allora un binomio: persona-comunità. Il nostro obiettivo é molto preciso, chiarire cosa sia un processo che non annulla le individualità e non spersonalizza il soggetto in una omogeneizzante esperienza di gruppo[13].

Il tipo di reciprocità che si osserva in Aurora genera identità e appartenenza. Ma il movimento tra identità e appartenenza segue una strada speciale. Crediamo che sia il senso di appartenenza alla comunità che suscita l’identità. Cioè, la relazione d’amore che costituisce i vincoli, produce come conseguenza la denominazione delle identità personali e comunitarie. Con parole della Di Lascio: “la comunità é il luogo in cui si chiarisce la verità di noi stessi, non ci sono, allora, sapienti e ignoranti, ma testimoni attenti, avidi di quello che la comunità rivela e che si trasforma in patrimonio comune[14].

Il concetto di comunità che viene fuori dalla esperienza educativa di Aurora, e che contempla nelle sue radici i contributi della cultura calchaquí, della teoria pedagogica[15], e si rifà al pensiero-azione di Chiara Lubich, può costruirsi, quindi, come segue:

“La comunità educativa in “Aurora de un Mundo Nuevo” si fonda sulla reciprocità dei soggetti, sia per definire i suoi obiettivi, curriculum, stile di gestione e tipo di apertura alla sua comunità più ampia. Dalla reciprocità si costruisce e ricostruisce la cultura, generando un costante perseguimento d’integrazione tra l’antico e il nuovo, il teorico e il pratico, il cognitivo, l’etico e l’affettivo.”

Nell’esperienza d’una comunità che educa da e per la reciprocità si rifanno i concetti e la prassi del ruolo docente, di curriculum, di gestione educativa, di autorità, di valutazione, di apprendere e conoscere, di creatività. Tra gli altri scegliamo soltanto due di queste variabili, e diamo qualche pennellata su di esse:

 

a. Il curriculum e la costruzione del sapere

Aurora offre anche in questo, elementi che segnano un cambiamento di paradigma, allorché s’accosta al curriculum a partire della mutua riconoscenza dell’altro e dei molteplici altri che operano dentro il campo educativo. Questo implica esercitare quotidianamente la capacità d’ascolto e di imparare, il pluralismo e l’atteggiamento democratico, come spazio di costruzione comunitaria di contenuti.

La centralità dei contenuti attitudinali, evidenzia che nel caso Aurora, sono questi che danno senso agli altri (procedimenti e concetti). Infatti il lavoro sugli attitudinali favorisce una riuscita migliore sia di procedimenti, come di apprendimenti dei contenuti concettuali.

 
  1. Una Scuola aperta che crea la comunità nel suo contesto

Un altro effetto ulteriore di questa “Scuola della Comunità” é che genera ampie reti di collegamento più in là di se stessa. Elenchiamo soltanto alcuni dei risultati in questo senso:

 

i)          Nascita di Laboratori pre-cooperativi organizzati dai suoi ex- allievi[16]

ii)         Progetti d’Inserimento socio-comunitario[17]

iii)        Creazione di Reti con altre organizzazioni[18]
 
 
3.      CONCLUSIONI

La Scuola Aurora si sa in cammino. Questa vita che sgorga dalle sue classi é soltanto l’inizio di una tappa che continuerà e crescerà nel tempo con tanta cura, speriamo. Le difficoltà trovate sono state varie, e a volte sembravano minacciare la continuità del progetto.

Oggi la Scuola Aurora disegna la sua agenda per il futuro, sa che le sue principali sfide sono prioritariamente: continuare nella fedeltà alle intenzioni dei suoi fondatori da parte della nuova équipe docente e nella trasmissione a tutti gli attori educativi; il suo aggiornamento permanente e l’organizzazione curriculare. Allo stesso tempo, sia la scuola come i suoi protagonisti si sanno portatori di una novità che dovrebbe sempre più esserne patrimonio della società.

 Ecco qui il frutto di un atto d’amore fatto pedagogia. Nello sguardo verso Aurora la convinzione si fa più certa: l’educazione é un grande e rinnovato atto di amore al mondo, come Hannah Arendt ha detto: “L’educazione é il punto nel quale decidiamo se amiamo il mondo abbastanza da assumere una responsabilità su di esso e salvarlo dalla rovina ...”

“Aurora de un Mundo Nuevo”, la Scuola della comunità. Una comunità che educa non sa mai fino dove arriverà. Noi neanche pensavamo di parlare dei frutti di un seme che sembrava così piccolo agli occhi degli uomini. Oggi ci accorgiamo che questa é, in definitiva, la squisita metafora dell’educazione.

 
Paula Luengo – Argentina


 

 

[1]       Teresa Sosa, Carlos Pardo, Cecilia Gatti, Mabel Bianconi, María Mudra, Dami Adanto e Paula Luengo Kanacri. Riteniamo sia un “di piú” per la metodologia della ricerca in educazione questa realizzazione collettiva, che costituisce l’intento di leggere Aurora da una constante e continuamente rinnovata esperienza comunitaria, tra noi e con gli attori della Scuola.

[2]       Maturana, H. (1996) “Realidad: la búsqueda de la objetividad o la persecución del argumento que obliga”. In M. Pakman (comp.) “Construcciones de la experiencia humana”. Vol. I. p.79-138. Barcelona: Gedisa.

 

[3]  Titolo di “Tecnico in arti visive”. Riguardo alla attività artigianale é doveroso rendersi conto del suo divenire storico nella conformazione della cultura. L’influenza del processo posteriore all’arrivo degli spagnoli non ha lasciato indenne il divenire culturale dei popoli americani, ed oggi, in genere, il macrosistema sociale argentino é influenzato da quella che si chiama normalmente la “omogeneizzazione internazionale dei consumi”. Così come sottolinea Curti e indirizzandolo sulla attività artigianale: “in questa maniera si può trovare nell’Argentina attuale la tendenza generale ad assumere dei modelli di sviluppo sociale elaborati da Occidente, e questo sbocca in una indifferenza totale verso quanto si riferisce al passato indigena delle nazioni”. CURTI, M. (1997) “Por un Arte del pueblo”. Monitoreo Antropológico de una intervención de cooperación para el desarrollo”. Roma, Italia.

[4]       La cultura calchaquí non é rimasta fuori di questa “confluenza culturale”: l’ elemento locale, quello macro incasico e posteriormente, l’ispanico.

[5]       Piccole comunità famigliari di organizzazione di base. Tanti racconti e ricerche antropologiche denotano l’osservanza di queste due categorie nell’organizzazione quotidiana della distribuzione dei beni. Le tracce della cultura rimangono in tanti aspetti dell’organizzazione attuale e nella memoria del popolo, nelle festività, espressioni artigianali e artistiche. 

[6]       FREIRE, P. (2003) “Pedagogía del Oprimido” Buenos Aires: Siglo XXI. Pagina 102.

[7]       FREIRE, P. (2003) “Pedagogia del Oprimido” Buenos Aires: Siglo XXI

[8]       Nel gruppo dei fondatori, di fatto, risalta il modello: la comunità viva, temporaneamente vista come “estranea” (membri del mov. dei focolari stranieri o argentini di altre regioni) da, per la vita dell’amore reciproco, dignità ai santamariani trovati, e come effetto della reciprocità, loro stessi, dopo 10 anni di vita della spiritualità dell’unità, scoprono la loro peculiare forma di dare vita alla comunità locale.

[9]       Racconta Anita Moya, una delle fondatrici: “noi pensavamo a cosa potevamo fare per i più poveri della nostra comunità: dovevamo aiutarli a venir fuori, miravamo ai giovani, pensavamo al quartiere Sacramento che era in una situazione terribile; la gente non aveva una via di uscita, e abbiamo pensato che uno di noi conosceva l’arte della falegnameria, un’altra sapeva cucire,e allora ci siamo detti: diamo loro quello che sappiamo”. 

[10]    Moya, Anita (2005), intervista, VT documentale: “L’origine di Aurora”.

[11]     Sorgi, T. (1998) “Costruire il sociale”. Roma: Ed. Città Nuova. Pg. 82.

[12]     LUBICH, Ch. “In analogia con la vita trinitaria” - dicembre 2004.

[13]Dare un nuovo significato alle proprie radici e rifarsi agli antenati qui é stato una “conseguenza di”. La meta educativa era posta dalle sue origini nella centralità della persona-comunità; a partire da essa é andata sviluppandosi naturalmente la necessità del riscatto dell’identità, e ciò non mediante autoaffermazione, ma per “amore alla propria gente”. É proprio dalla appartenenza che si disegna, in questo caso, l’identità.

[14]        Di Lascio, Cecilia (2004) “Escuela y Comunidad. La educación como desarrollo de la identidad comunitaria”. Universitá Católica di Salta, 23 de julio 2004.

[15]        Specie quella latinoamericana.

[16]

 

Nome

Oggettivo

Quantitá di allievi-ex allievi artigiani coinvolti

Numero di persone favorite

Laboratorio “Armonía”

Produzione di tappeti e diversi capi di lana.

 

10

 

69

 

“Tinku Kamayu”

 

 

Filato manuale

 

 

18

 

110

“Alas de Quenti”

 

 

Oggetti artigianali di alpaca e bronzo.

 

6

 

28

“May kuna huayco”

 

Pezzi di creta.

 

 

7

 

35

 

[17] Il principale e più sistematico progetto di inserimento socio-comunitario in funzione é il cosiddetto “BiblioAurora móvil”, che cerca di avvicinare l’esperienza educativa della scuola alle zone rurali e più lontane dal centro della città di Santa María.

[18]

Organizzazione

Tipo di collaborazione reciproca

Quantitá di persone coinvolte

Ministero della Pubblica Istruzione di Catamarca

Consulenza tecnica pedagogica e approvazione della offerta educativa mediante risoluzione ministeriale.

Ministra della Pubblica Istruzione della provincia e 5 consulenti

Municipio di Santa María di Catamarca

Collaborazione in convegni e corsi; diffusione reciproca delle attività

 

11

Ministero del Lavoro di Catamarca

Convegno per la realizzazione della “BblioAurora móvil”

 

3

Universitá Nazionale di Tucumán

Inviti a corsi.

5

ProARVA – ONG Tucumán

Legalità per il funzionamento della scuola prima della approvazione ministeriale.

 

15

Gioventú nuova

ONG Argentina

·    Costruzione dell’edificio attuale.

§    Animazione dei laboratori estivi di promozione umana.

§    Censimento della popolazione di artigiani.

§    Redazione delle basi per la creazione di ProARVA e Aurora.

 

400 giovani

A.M.U.

ONG italiana

§    Sostegno economico per 9 anni.

§    Coordinamento tecnico del Proietto per 5 anni.

 

2

Umanitá Nuova

ONG Tucumán

Sostegno tecnico e volontario in diverse aree.

 

40

 

 

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