31 marzo 2006

Carissime e carissimi,

mi unisco a quanti – pedagogisti, professori di Università per le Scienze dell’educazione, rappresentanti di ministeri dell’Educazione, esperti, studenti universitari ed educatori – siete riuniti a Castelgandolfo per seguire il Convegno Internazionale dal titolo “E per scuola... una città”. Non potendo essere presente, come avrei desiderato, invio a tutti il mio più caloroso saluto.

“Il nostro Movimento e la nostra storia, - come ebbi a dire nel 2000 a Washington (1) - possono essere visti come un grande, straordinario evento educativo. Vi sono presenti tutti i fattori dell'educazione ed è pure evidente la presenza di una teoria dell'educazione, di una ben delineata pedagogia che fonda il nostro agire educativo” .

E’ una convinzione, questa, che ritroviamo fin dagli inizi, quando abbiamo chiamato il nostro primo stare insieme “Scuola Foco”, per sottolineare la potenza di quel Maestro che, presente fra di noi per il nostro amore reciproco, andava formando quanti avrebbero dovuto portare in tutto il mondo questa nuova corrente di vita.

Pensando all’educazione, nel Vangelo troviamo una frase che può essere di luce: “Uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli” (Mt 23,8). Per Gesù, dunque, non esiste che un solo maestro e questi è Lui stesso. Con ciò Egli non nega la presenza di un’autorità magisteriale, ma questa deve essere capita non come dominio o potere bensì come servizio. Perché nell’autorità-servizio, se è amore, non è solo l’uomo che agisce ma Cristo stesso in lui. E Cristo resta così l’unico maestro.

Da quando è cominciata la nostra avventura nella via dell’unità, abbiamo sempre avvertito di dover imparare da quell’unico maestro. Per questo, nelle numerose scuole di formazione che sono sorte nel nostro Movimento, facciamo sempre precedere le ore di lezione dalla formulazione di un patto d’amore reciproco, mediante il quale professore e studenti rinnovano il loro proposito di amarsi scambievolmente come Gesù li ha amati. E’ la condizione perché Egli possa essere in mezzo a loro, oltre che in ciascuno di loro. E quando è così, si può sperare nella Sua presenza come Maestro ed educatore.

E’ questa la novità dell’educazione che scaturisce dalla nostra spiritualità di comunione: educatori ed educandi si trovano ad essere, come Gesù vuole, uguali tra loro, fratelli in rapporto trinitario mediante l’amore reciproco. Gli educatori sono, in questo rapporto, a somiglianza del Padre, mentre gli educandi sono a somiglianza del Figlio. Essi devono, dunque, lasciarsi “generare”- per così dire – dagli educatori, ma anche offrire ad essi il loro amore. E lo faranno cercando di essere “vuoti” di sé per accogliere tutto ciò che viene loro dato; ma cercando anche di non essere timidi e di donare a loro volta quanto lo Spirito Santo può suggerire loro. Pure gli educatori, dal canto loro, devono cercare di essere “vuoti” di sé per accogliere gli educandi e accogliere le loro domande e i loro contributi.
La nostra esperienza ci dice che, in un tale clima di amore scambievole, il Maestro, Gesù in mezzo, è luce per tutti e guida alla verità sempre più piena.

Ma una tale relazione basata su questa qualità d’amore, deve essere sempre viva anche tra gli educatori. Solo così essi potranno riscoprire la loro vera missione e, facendo vivere sempre il Maestro tra loro, nella loro scuola, in ogni ambito educativo, saranno costruttori di una nuova società.
Una società che veda in ogni sua città il concretizzarsi della più viva e forte fraternità, che le renda autentica comunità aperta a tutti e crei le condizioni perché ciascuno possa esprimere la propria personalità e realizzare il proprio cammino dando il meglio di sé.

Chiedendo a Maria, che ha educato il Maestro, di trasmetterci un po’ della sua materna pedagogia, auspico che questo Convegno porti abbondanti frutti per ogni ambito in cui siete impegnati e per la vostra nazione, per il mondo intero.

Chiara Lubich


(1) Dottorato honoris causa in pedagogia - Washigton, 10.11.2000

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